“Anna dei miracoli” per la giornata internazionale delle persone con disabilità

Helen_Keller_with_Anne_Sullivan_in_July_1888Era il 1962 quando la disabilità irruppe nel grande schermo con “Anna dei miracoli”, il film di Arthur Penn che racconta la storia di una bambina dell’Alabama, divenuta sorda e cieca a diciotto mesi, poi rieducata da una donna che a sua volta era stata quasi completamente cieca a causa di un tracoma e dopo molte operazioni era stata riabilitata in un istituto che utilizzava tecniche e metodologie innovatrici, in gran parte debitrici di quella pedagogia scientifica portata negli Usa da Eduard Seguin, il pediatra francese che Maria Montessori ha sempre riconosciuto come proprio maestro, fondatore di quella “pedagogia riparatrice” che si perpetua nel metodo Montessori. Fu lui, giovane maestro/pediatra, a creare i materiali sensoriali per l’educazione di bambini sofferenti per varie disabilità, che oggi si vedono nelle scuole Montessori.

Un film duro, in bianco e nero, che non concede nulla allo spettatore e proprio per questo lo fa entrare nel vivo di questa sofferenza e di questa grande sfida, vinta. Vinta nella vita, come racconta Bruno Bettelheim nel bel saggio “Maestra di genio e allieva prodigio” (in La Vienna di Freud), da due donne che poi non si separarono mai fino alla morte di Anne, la maestra/rieducatrice, 50 anni dopo la riabilitazione di Helen. E vinta anche sullo schermo, perché la bambina interpretata da Patty Due e la sua maestra Ann Bancroft vinsero entrambe il premio Oscar.

In questa giornata internazionale dedicata alla cura delle disabilità invitiamo tutti a (ri)vedere questo capolavoro.

Rubrica: L’orto di Marinella – Suggerimenti per fare apprezzare gli ortaggi ai bambini

In questa rubrica di dialoghi tra un ortaggio e una bambina o un bambino, ve ne presenteremo molti, con immagini colorate o in bianco e nero, che i bambini potranno poi colorare. Vi proponiamo qui alcuni suggerimenti per invogliare i bambini a diventarne amici:

  1. Bambino-FagioliniTutta la famiglia deve cercare di avere lo stesso tipo di alimentazione: i piccoli crescono imitando gli adulti nel loro vivere e questo vale anche per le abitudini alimentari: se ad esempio, vi vedono gustare con piacere un bel piatto di fagiolini, saranno più propensi a provare.
  2. Rispettare l’orario del pasto: è meglio che tutta la famiglia mangi alla stessa ora e alla stessa tavola. Proponiamo pezzetti di un ortaggio quando la bambina, il bambino, sono affamati: sarà per loro più difficile rifiutarli, e mentre cuciniamo offriamo qualche stuzzichino di carote o pomodorini.
  3. Non bisogna costringere il bambino, la bambina ad assaggiare un alimento per forza: questa imposizione può accrescere la loro avversione. Anche proporre un premio (“mangia tutti i piselli che hai nel piatto e poi avrai il gelato”) non porta il bambino a consumare con gusto un alimento, ma piuttosto a sovralimentarsi per ottenere il premio ambito.
  4. Gli alimenti vanno riproposti più volte: il consumo ripetuto di un alimento accresce il gusto infantile per quell’alimento. Introduciamo le verdure lesse e tagliate a pezzettini piccoli piccoli fin dallo svezzamento; è bene poi che sulla tavola siano sempre presenti porzioni di ortaggi diversi, compresi quelli non graditi al bambino, crudi o cucinati in modi diversi.Bambina-Pomodori Porzioni piccole, in modo che la bambina, il bambino, possano mangiarle tutte e magari chiederne ancora.
  5. Niente giochi e TV a tavola: il pasto è un momento importante da condividere insieme, per mangiare e anche fare un po’ di conversazione senza distrarsi con questo o con quello. Invitiamo il piccolo a spegnere il televisore e a riporre i suoi giochi e lasciamolo libero di sperimentare e conoscere gli alimenti presenti sulla tavola nei modi che meglio crede. Per portare i bambini ad apprezzare il sapore di un cibo bisogna stimolarne la curiosità attraverso i sensi: Mmm… che buon odore ha questo peperone appena arrostito! Che bel colore ha questa carota… ascolta come scrocchia quando la spezzo in due!
  6. Fare la spesa insieme: mamma e papà possono lasciarsi aiutare dalla propria figlia, dal proprio figlio, a scegliere gli ortaggi che troneggiano sugli scaffali. Rendere partecipi i bambini al momento della spesa li farà sentire padroni delle proprie scelte.
  7. Coinvolgere i bambini nella preparazione del pranzo: mettiamo in grado la bambina, il bambino, di proseguire dagli scaffali del supermercato in poi la conoscenza degli ortaggi che hanno scelto in un percorso di “amicizia”: lavarli, sbucciarli, tagliarli e inventare ricette insieme a mamma e papà – o da solo, se desidera farlo – lo invoglierà a gustare le proprie creazioni alimentari. Diamo forma e colore alla pietanza: cerchiamo abbinamenti di colore, costruiamo fiori con le fettine di carote e di pomodori, delineiamo faccette con i piselli o fagioli come occhi e fagiolini come bocca sorridente, liberiamo la nostra e la loro fantasia! PomodoriColtiviamo a casa un piccolo orto: fragole e pomodori crescono bene in vaso, in compagnia di prezzemolo e basilico. Per un bambino è bellissimo cogliere un frutto direttamente dalla pianta e poi mangiarlo; e cerchiamo di creare l’occasione portandolo in un vero orto.
  8. Assaggiamo insieme la pietanza prima di portarla a tavola: dopo aver preparato insieme un determinato piatto, piluccare qualcosa che il bambino ha visto formarsi fin dall’origine e che ha conosciuto in tutte le fasi della preparazione, può fargli piacere e contrastare una eventuale neofobia alimentare. Se ciò non accade, non bisogna forzarlo: va riproposto nel tempo e più volte il cibo non apprezzato, cucinato in modi diversi. Scegliete la forma o il condimento giusto: ogni bambino è un essere unico e quindi sta a noi osservare se gradisce di più un alimento cremoso o uno solido e quindi optare per una vellutata o una verdura a rotelle, a fettine o a tocchetti. Se ha piacere a mangiare con le mani, optiamo per bastoncini o spiedini di crudités e valutiamo se usare le dita anziché la forchetta può renderglieli più graditi, intingendo i pezzetti di ortaggi in una salsa leggera allo yogurt, evitando ketchup o maionese. Offriamo frittatine di formaggio, uova e verdure varie tagliate a dadini o a fettine da mangiare con le mani: ai bambini piace il finger food e possiamo offrirgliele anche a merenda.
  9. Bambino-CaroteUn giorno alla settimana facciamo festa in cucina: prendiamo un cappellino da chef e un grembiulino variopinto e rendiamo partecipi i nostri bambini. Abbiate pazienza e riprovate con leggerezza: il tempo giocherà a favore di tutta la famiglia. E dopo pranzo con una piccola recita mostriamo ai bambini e agli altri familiari i nuovi poteri o addirittura i superpoteri acquisiti per aver mangiato questo o quel tipo di ortaggio.
    Ecco un esempio:
    Papà: Nonna Evelina, oggi vedi qualcosa di diverso in Lucia?
    Nonna: Mmm… vediamo… vediamo… sì! Ha una pelle così luminosa! Come hai fatto Lucia? Anche io la voglio così!
    Lucia e Papà: Abbiamo mangiato le carote!!! Non lo sapevi che le carote fanno bene alla pelle?
    … Ma le carote fanno bene anche alla vista, e allora il papà sfiderà il nonno a centrare un bersaglio. E poi sarà Lucia a sfidare il nonno… e anche il papà…
  10. Lanciamoci in esercizi di varie abilità dopo aver mangiato gli ortaggi: facciamo in modo che il bambino vinca e faccia bella figura! Facciamo vedere che un ortaggio non fa bene in generale, ma dà nuove energie per eseguire meglio attività come la corsa, il salto, la danza, le capriole, il tiro a segno… che i bambini amano particolarmente fare.

Poster A3 Ortaggi - TMPuoi scaricare qui il Poster in A3

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Clotilde Pontecorvo, la Grande Educatrice.

Parlare di Clotilde Pontecorvo non è facile per chi ha cercato di portare avanti un progetto educativo all’interno di quella scuola il cui valore sembrava sempre più perdere senso.

Clotilde-PontecorvoClotilde, ferma nel concetto base che educare significasse “educare a pensare e far pensare”, non ha mai perso il “senso”: con le sue parole, le sue ricerche, i suoi saggi, era pronta a stimolare chi questo “senso” voleva recuperarlo.

Il problema era come farlo: “nella relazione”, avrebbe risposto la grande pedagogista. Perché nella relazione si attiva la conoscenza dell’allievo; perché attraverso la relazione si può captare la sua “narrazione”: attraverso le discussioni organizzate in classe, ma anche con la conversazione quotidiana e le spontanee interazioni tra compagni, e anche attraverso il linguaggio non verbale si parte per avviare il processo della “costruzione della conoscenza”. La lezione di Vygotskij (il ragionare con gli altri precede il ragionare da soli), e l’attenzione di J. Bruner per uno sviluppo all’interno della cultura e attraverso la narrazione, hanno fermentato in lei facendola, per tutti coloro che si interessano a chi con fatica cresce, la Grande Educatrice.

Che cosa non ha fatto Clotilde! Dalle ricerche sullo sviluppo cognitivo alla formazione degli insegnanti; soprattutto, la valorizzazione delle conoscenze spontanee del bambino. Prendiamo in noi, per ricordarla e farla vivere per sempre, il titolo di uno dei suoi libri che sintetizza tanti anni di ricerca sul campo e porta vita in una scuola esangue e burocratica: “Discutendo si impara”.

A. R. Guaitoli, psicologa, insegnante, grafologa

Vedi anche:

Intervista a Clotilde Pontecorvo “Con Montessori e oltre” volume 2

La scuola media e il metodo Montessori – Seminario 28 maggio

I seminari “Montessori e oltre” per l’anno 2022

Buone Feste “Con Montessori e oltre” volume 2

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