La fragile tregua nel Nagorno Karabakh

Come Papa Francesco temeva, è venuta meno la fragile tregua negoziata tra Armenia e Azerbaijan nella guerra del Nagorno-Karabakh. Ma facciamo nostre le sue parole, pronunciate nel post-Angelus di domenica 11 ottobre, e chiediamo che la diplomazia internazionale – soprattutto quella europea – intervenga a risolvere in termini chiari e definitivi le cause del conflitto.

All’Armenia ci lega un legame profondo: già nel 2012 “tenera mente– onlus” aveva portato un Progetto di sensibilizzazione sul metodo Montessori nella città di Vanadzor e nel gennaio del 2016 aveva organizzato un Seminario sull’alfabeto armeno, a conclusione del nostro attivo impegno nella commemorazione del centenario del genocidio armeno. Nel libro “L’enigma dell’alfabeto armeno tra visione e realtà”, che raccoglie gli atti di quel seminario, abbiamo messo in risalto la grandezza etica, intellettuale e artistica di questa cultura e la millenaria vocazione alla pace del popolo armeno, documentata nel saggio “Lettura grafologica dell’alfabeto armeno”, paragrafo 9: Le sindromi della pace.

La missione di “tenera mente – onlus” è quella di portare il metodo Montessori nelle zone di marginalizzazione sociale e culturale, di persecuzione etnica e nelle situazioni di guerra: esso è l’unico criterio educativo in grado di far evolvere il bambino d’amore nell’adulto di pace, poiché fin dalla primissima infanzia permette al bambino di sviluppare le proprie potenzialità seguendo quel maestro interiore che è la guida di ciascun essere umano secondo quel Piano della Natura che vede l’interdipendenza di ogni specie vivente nel grande Piano Cosmico.

E circa il potere che ha il bambino di unire le genti, così scrive Maria Montessori:

… nei corsi Montessori ciò avveniva. Era un fatto così fuor del comune, che lo si commentò sui giornali: «Per anni abbiamo tentato di far intervenire alle stesse riunioni persone di partiti diversi, ed ecco che ciò si verifica in questi corsi dove si studiano i bambini.»

“tenera mente – onlus” ritiene che le formazioni al metodo Montessori siano un importante strumento di pace e ci auguriamo che esse possano diffondersi nelle situazioni in cui ce ne è più bisogno. Così prosegue Maria Montessori:

«Tale è il potere del bambino: tutti sono vicini a lui, qualunque sia il loro sentimento religioso e politico, e tutti lo amano. Da questo amore proviene la forza che il bambino ha di unire le genti. Gli adulti hanno forti e talvolta feroci convinzioni che li dividono in gruppi e quando accade che tra loro ne discutano, facilmente lottano. Ma su di un punto – il bambino – hanno tutti lo stesso sentimento. È evidente che occorre meditarvi e investigare se si vuole creare un’armonia nel mondo. È il solo punto in cui convergono, da tutti, sentimenti di delicatezza e di amore: quando si parla del bambino gli animi si raddolciscono; l’umanità intera condivide l’emozione profonda che viene dal bambino.»

E prosegue:

«Il bambino è una sorgente d’amore; quando lo si tocca, si tocca l’amore. È un amore difficile da definire; tutti lo sentono, ma nessuno sa descriverne le radici o valutarne le conseguenze della sua vastità, o vagliare la sua potenzialità di unione fra gli uomini. Malgrado le nostre differenze di razza, di religione, e di posizione sociale, a mano a mano che abbiamo parlato di lui ci siamo sentiti e ci sentiamo uniti da sentimenti fraterni; che vincono diffidenze e difese sempre deste fra uomo e uomo e fra gruppi di uomini.
Si dimentica il nome dei bambini, ma non si può cancellare l’impressione delle manifestazioni del loro spirito e l’amore che sanno suscitare. È evidente che occorre meditarvi ed investigare se si vuole creare un’armonia nel mondo.»

Quanto a quello che spinge gli uomini alla degenerazione e alla guerra, Montessori così scrive: 

«Nulla potrà rimediare al male derivante dal fatto che tutti gli uomini saranno sempre più “anormali”, finché la loro infanzia non si sarà potuta svolgere secondo le direttive della natura, ma subirà invece irrimediabili deviazioni, poiché di ogni cosa buona possono impossessarsi uomini deviati, che cercano di ottenere autorità e potenza, sicché essa viene distrutta prima di poter essere applicata, trasformandosi in oggetto pericoloso per la vita umana. Qualsiasi invenzione che potrebbe generare elevazione e progresso è suscettibile d’essere adoprata anche per la distruzione della guerra.
Da questo punto di vista la figura del bambino si presenta possente e misteriosa, e noi dobbiamo meditare su di essa perché il bambino, che chiude in sé il segreto della nostra natura, divenga il nostro maestro. Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino. Perché in lui si costruisce l’uomo, e di conseguenza la società.»

Maria Montessori, La mente del bambino e Il segreto dell’infanzia.

Vedi anche:

Progetto Armenia

Presentazione del libro “L’enigma dell’alfabeto armeno tra visione e realtà”

L’enigma dell’alfabeto armeno a Milano e a Roma

Un passo avanti per l’analisi grafologica dell’alfabeto armeno

Verso la commemorazione del Centenario del Genocidio degli Armeni

L’alfabeto e l’anima armena: presentazione del libro

Seminario sulla lettura grafologia dell’alfabeto armeno

Per non dimenticare… Yerevan

Buon compleanno Yerevan!

 

 

Ascolta la nostra intervista su Radio3 Rai

Enrica Baldi, formatrice Montessori e Presidente di
“tenera mente – onlus” è stata ospite lunedì 14 settembre
alla trasmissione radiofonica RAI Radio3 Mondo,
per descrivere le finalità dell’associazione e le modalità innovative con
cui il metodo Montessori viene offerto a maestre di tanti paesi del mondo. Un’occasione preziosa che siamo felici di condividere con voi.
Puoi ascoltare l’intervista cliccando qui.
Buon ascolto!Intervista_Radio
Scopri il prossimo Seminario Introduttivo al Metodo Montessori
cliccando qui.
In anteprima t’invitiamo a leggere questo primo documento che sarà letto all’inizio del corso:
“La nascita” versione italiana
“The birth” versione inglese

Tino non ha più la tosse – quarto racconto

Ecco il quarto racconto dell’Epopea dei Coniglietti.

C’è un’idea forte che mi ha colpito: è il fratello maggiore Etto a dare il via a miglioramenti nell’ambiente perché non può permettere che al suo fratellino venga la bronchite per colpa dell’inquinamento.

Mi ha ricordato un ragazzo che conobbi al centro “Il Faro”, fondato e diretto dall’on. Susanna Agnelli per accogliere e avviare al lavoro minori che arrivavano clandestinamente, soprattuto dai paesi dell’est. In gran parte erano albanesi ed erano arrivati sui gommoni. Mihail invece era rumeno. Aveva sedici anni, calmo e ben educato, di aspetto gentile. Si era lasciato un po’ andare quando avevamo portato il gruppo al cinema Nuovo Olimpia a vedere “Billy Eliot”, che avevano tutti molto apprezzato e uscendo alcuni si erano messi a danzare per via del Corso, presto seguiti dagli altri, tra cui Mihail.

Poco prima di Natale seppi che sarebbe partito l’indomani per la Romania, pur avendo altri due anni da passare a “Il Faro” prima della temuta espulsione. Mi feci raccontare come stavano le cose: erano tre fratelli e lui era il mediano. I genitori erano partiti lasciandoli a una zia che – lui mi disse – era pazza. Non so cosa intendesse esattamente, ma tagliò corto e ribadì che era pazza. Li misero in un orfanotrofio e dopo un po’ discusse col fratello maggiore e decisero che Mihail avrebbe tentato per tutti la sorte venendo in Italia. E così aveva fatto. Ma aveva appena appreso che il fratello maggiore si era suicidato e lui non poteva lasciare solo il fratellino. Perché sapeva come era la vita nell’orfanotrofio. E mi raccontò episodi di grande crudeltà cui lui non si rassegnava e andava in direzione a denunciare ma anche a proporre soluzioni, incontrando solo indifferenza. Io non riuscivo a non piangere ma riuscii a chiedergli: come hai fatto a resistere, come hai fatto a essere come sei? Mi rispose: non potevo permettere che al mio fratellino capitasse qualcosa di male.

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