Tino non ha più la tosse – quarto racconto

Ecco il quarto racconto dell’Epopea dei Coniglietti.

C’è un’idea forte che mi ha colpito: è il fratello maggiore Etto a dare il via a miglioramenti nell’ambiente perché non può permettere che al suo fratellino venga la bronchite per colpa dell’inquinamento.

Mi ha ricordato un ragazzo che conobbi al centro “Il Faro”, fondato e diretto dall’on. Susanna Agnelli per accogliere e avviare al lavoro minori che arrivavano clandestinamente, soprattuto dai paesi dell’est. In gran parte erano albanesi ed erano arrivati sui gommoni. Mihail invece era rumeno. Aveva sedici anni, calmo e ben educato, di aspetto gentile. Si era lasciato un po’ andare quando avevamo portato il gruppo al cinema Nuovo Olimpia a vedere “Billy Eliot”, che avevano tutti molto apprezzato e uscendo alcuni si erano messi a danzare per via del Corso, presto seguiti dagli altri, tra cui Mihail.

Poco prima di Natale seppi che sarebbe partito l’indomani per la Romania, pur avendo altri due anni da passare a “Il Faro” prima della temuta espulsione. Mi feci raccontare come stavano le cose: erano tre fratelli e lui era il mediano. I genitori erano partiti lasciandoli a una zia che – lui mi disse – era pazza. Non so cosa intendesse esattamente, ma tagliò corto e ribadì che era pazza. Li misero in un orfanotrofio e dopo un po’ discusse col fratello maggiore e decisero che Mihail avrebbe tentato per tutti la sorte venendo in Italia. E così aveva fatto. Ma aveva appena appreso che il fratello maggiore si era suicidato e lui non poteva lasciare solo il fratellino. Perché sapeva come era la vita nell’orfanotrofio. E mi raccontò episodi di grande crudeltà cui lui non si rassegnava e andava in direzione a denunciare ma anche a proporre soluzioni, incontrando solo indifferenza. Io non riuscivo a non piangere ma riuscii a chiedergli: come hai fatto a resistere, come hai fatto a essere come sei? Mi rispose: non potevo permettere che al mio fratellino capitasse qualcosa di male.

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Seminario Introduttivo al Metodo Montessori

Oltre all’intervista che verrà trasmessa lunedì 14 settembre alle 11.00 in diretta a Rai-Radio3Mondo, abbiamo il piacere di annunciare che dal 6 al 13 ottobre 2020 la Presidente di “tenera mente – onlus terrà su Zoom un seminario introduttivo al metodo Montessori cui potranno partecipare non più di 25 persone. Siamo grati all’Associazione culturale “International Dzogchen Community Merigar Est” di aver accolto la nostra proposta assumendosene l’organizzazione. Attualmente i partecipanti sono cittadini della Romania, della Ungheria, della Repubblica Ceca e della Slovacchia, ma intendiamo estendere l’invito anche ad altri paesi dell’Est europeo, sperando che sia un seme gettato su un terreno particolarmente fertile.

Infatti, dopo la caduta del regime sovietico si è aperto nelle numerose repubbliche un grande desiderio di spiritualità e di nuove conoscenze in quelle che erano ritenute “pseudo scienze”, quali appunto le scienze dell’educazione.

Microsoft Word - Montessori Romania_TM-INGLESE11.09.20.doc

Per “tenera mente – onlus significa tornare alle proprie radici. Fu infatti nel 2004 che per la prima volta organizzammo una formazione delle operatrici di diverse case-famiglia a Bucarest e di un orfanotrofio a Câmpina, piccola cittadina posta tra Bucarest e Brașov, che diede i natali alla giovanissima poetessa Iulia Hasdeu e in cui il progetto di formazione proseguì fino al 2007, con risultati che cambiarono la vita dei bambini e delle operatrici che se ne prendevano cura.

Abbiamo poi partecipato alle formazioni tenute dalla compianta Carolina Gomez del Valle a Lubiana e a Praga, ricavando sempre una calda accoglienza e un estremo interesse per la filosofia educativa di Maria Montessori, i cui libri durante il regime sovietico erano stati tutti distrutti.

Come potemmo constatare di persona nel 2004, neppure la Biblioteca Nazionale a Bucarest aveva un suo libro. Anche ora, a quanto ci risulta, l’unico testo reperibile è “La scoperta del bambino”, purtroppo tradotto dall’inglese e non dall’italiano, perdendosi così quell’effetto emotivamente pregnante di una scienziata che parlava al cuore col linguaggio della poesia.

Chi desidera avere maggiori informazioni può cliccare: https://dzogchen.ro/merigar-east/upcoming-events/maria-montessori-her-method-for-the-child-s-body-and-mind. Nei due pdf qui sotto allegati, l’uno in italiano e l’altro in inglese, il corso è descritto più nel dettaglio.

Buona lettura!

Clicca qui per leggere il Programma del corso Montessori in italiano

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L’istinto materno e l’istinto costruttivo

Desideriamo celebrare con questo originale contributo della illustre scienziata il 150° anniversario della sua nascita.

Per Maria Montessori l’etologia è una delle scienze su cui si basa il suo metodo. La maestra osservatrice osserva i bambini come l’etologo osserva i suoi insetti: immobile, nascosto alla vista, per non turbare la loro delicata vita sociale. Jean Henri Fabre (1823-1915) fu il suo maestro e a lui spesso si riferisce. Ma in questa lunga citazione da “Il segreto dell’infanzia”, Montessori dice qualcosa di più: parla di istinto alla maternità come istinto di specie (e non quindi di genere) e di maternità sociale (concetto oggi assai importante per la gestione e la soluzione dei problemi che la società sta fronteggiando) e soprattutto mette in relazione l’istinto della maternità con quello della costruttività: edificare un ambiente adatto alle nuove generazioni. Forse gli architetti egli urbanisti dovrebbero riflettere su questo.

Enrica Baldi

Uno degli istinti guida nell’essere umano è quello della maternità: quell’istinto meraviglioso illustrato da Fabre e dai biologi moderni come chiave della sopravvivenza degli esseri.

L’istinto di maternità non è collegato solo con la madre, per quanto, procreatrice diretta della specie, abbia la massima parte in questo compito protettivo: ma è nei due genitori e talvolta pervade tutta una società di esseri.

Studiando più profondamente ciò che si chiama istinto materno, si finisce per riconoscerlo come una misteriosa energia, che non è necessariamente collegata agli esseri viventi, ma che esiste come protezione della specie anche senza materia, come è espresso nei Proverbi: «Io ero con te nell’universo, prima che ogni cosa esistesse».

Con istinto materno si designa perciò in genere l’istinto-guida della conservazione della specie. Ci sono alcune caratteristiche che padroneggiano questo campo in tutte le specie: ed è un olocausto di tutti gli altri istinti esistenti nell’adulto, ai quali è collegata la sopravvivenza di questo. 

Leonessa con i suoi cuccioliL’animale feroce può trarre da se stesso una dolcezza e una tenerezza che contrastano con la sua natura; l’uccello che vola tanto per cercare i mezzi di vita o per fuggire al pericolo, si ferma e vigila il nido, trovando innanzi al pericolo altre difese, ma non mai quella di fuggire. Gli istinti che sono istinti di specie cambiano cioè improvvisamente di carattere.

Oltre a ciò, in moltissime specie appare la tendenza alla costruttività, al lavoro: cosa che non si incontra mai negli animali per se stessi, perché allo stato adulto essi si adattano alla natura così come la trovano.
Closeup shot of a beautiful small yellow bird under its nest on a blurred background

Il nuovo istinto di protezione della specie dà dunque luogo a un lavoro costruttivo, che ha lo scopo di preparare il riparo e il rifugio ai nuovi nati: e ogni specie e varietà ha in quest’opera una guida determinata.
Nessuno prende a caso la prima materia che incontra o costruisce adattandosi ai luoghi, no; l’indicazione è stabilita e precisa.
Per esempio, le maniere di costruire i nidi sono proprio tra i caratteri differenziali delle varietà degli uccelli.

Negli insetti ci sono esempi stupendi di costruzione: infatti gli alveari delle api sono palazzi a perfetta struttura geometrica, bee-4682097_1920che una società intera contribuisce a costruire per albergarvi le nuove generazioni.

Vi sono altri casi meno vistosi, ma estremamente interessanti, come quello dei ragni, gli eccezionali costruttori anche per se stessi, che sanno tendere così larghe e rade reti ai loro nemici. Tutto a un tratto il ragno cambia radicalmente il suo lavoro e, dimentico dei suoi nemici e delle sue proprie necessità, comincia a confezionare un sacco piccolino, di un tessuto tutto nuovo, finissimo e fitto, del tutto impermeabile. Spesso è a doppia parete, ciò che lo rende un rifugio eccellente nei luoghi umidi e freddi, dove vivono alcun varietà di ragni. Dunque, una vera sapienza verso le esigenze del clima. Lì dentro il ragno depone al sicuro le sue uova. cobweb-4439844_1920Ma la cosa strana è che il ragno ama con veemenza questo sacco. In alcune osservazioni di laboratorio si è constatato che questo ragno dal corpo viscido e grigio, dove non si arriverebbe mai a trovare un cuore, può morire di dolore innanzi allo spettacolo straziante di trovare il suo sacco lacerato e distrutto. E infatti si trova che il ragno, là dove può, rimane così attaccato alla sua costruzione che il sacco sembra quasi far parte del suo corpo. Dunque ama il sacco; ma non affatto le uova, né i ragnetti vivi che finalmente escono da esse. Sembra anzi che non si accorga nemmeno della loro esistenza. L’istinto ha portato questa madre a fare un lavoro per la specie, senza che veramente l’essere vivo della specie ne sia oggetto diretto. Ci può dunque essere un “istinto” senza oggetto, che agisce irrefrenabilmente, e rappresenta proprio una obbedienza al comando interiore di fare ciò che è necessario: e fa amare ciò che è stato comandato.

2632632Esistono farfalle che durante tutta la loro vita hanno succhiato il nettare dei fiori. Esse hanno un’altra direttiva; cambiano quell’istinto della nutrizione che appartiene all’individuo e sono portate verso un ambiente diverso, l’ambiente adatto alla specie nuova, che ha bisogno di altri alimenti. Però questa farfalla non conosce tali alimenti. Essa porta in sé un comando della natura, estraneo all’essere suo.


La coccinella e anche altri insetti simili non depongono mai le uova sopra le foglie che serviranno di alimento alle piccole larve, ma sulla loro faccia inferiore, perché vi restino riparate. ladybug - coccinella su foglia
Una simile “riflessione intelligente” è fatta da una quantità di insetti, che pure non si nutrono mai delle piante che scelgono per la loro prole. Essi dunque conoscono teoricamente il capitolo dell’alimentazione dei loro bambini, e anche prevedono i pericoli delle piogge e del sole.

L’essere adulto che ha la missione di proteggere i nuovi esseri, cambia dunque i propri caratteri e trasforma se stesso, come se fosse venuto un tempo in cui la legge consueta che regge la sua vita si fermasse, per un grande avvenimento della natura.

C’è il miracolo della creazione.

M. Montessori, Il segreto dell’infanzia, Garzanti Milano 2001.

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