Verso la commemorazione del Centenario del Genocidio degli Armeni

Donna con bambino

Riflessioni sul Centenario del Genocidio Armeno

Grazie alla celebrazione del Centenario è possibile che si passi dalla non-conoscenza (o scarsa conoscenza) del genocidio armeno alla consapevolezza che è la prima volta nella Storia che un popolo commemora il centenario del proprio genocidio. Non è mai successo prima.

Non è solo che quello degli Armeni è il primo genocidio del ‘900, quello per il quale è stato coniato questo termine e quello che i genocidi successivi hanno preso a modello come soluzione di contraddizioni interne, alimentata e resa possibile dall’odio che alligna nella società civile, pronto a esplodere quando i governanti l’aizzano ad arte.

Ma è anche che gli Armeni come popolo e come individui hanno oggi questo compito: non solo mostrare al mondo come è stato perpetrato contro di loro questo crimine contro l’umanità, ma anche mostrare cosa vuol dire vivere, e non solo sopravvivere.

La memoria non si è perduta; i sopravvissuti, i loro figli e i loro nipoti si sono costruiti esistenze onorevoli tra mille difficoltà, grazie sia alla solidarietà tra loro, sia a una peculiare forma di “dinamico rispetto” nei confronti delle nazioni presso cui hanno trovato rifugio.

Non hanno risposto con la vendetta; non hanno ricambiato il male col male e l’odio con l’odio. Hanno portato nel mondo la loro indole non violenta né prevaricatrice. Chi ha potuto – per status familiare o per capacità individuali – è entrato nella sfera dell’eccellenza. Chi non ha potuto, si è costruito esistenze di particolare dignità, forti di un’identità antica che riverbera nell’artigianato, nel commercio, nelle scienze, nelle arti.

Mi sono chiesta quale valore gli Armeni possano offrire al mondo come valore universale in cui tutti possano identificarsi e trarre beneficio. E, esattamente come il khachkar armeno è al tempo stesso il simbolo della morte e della resurrezione, nella Mostra del Vittoriano in corso a Roma ho trovato una risposta: un attivo equilibrio tra le antinomie.

Di questo credo il mondo oggi ha bisogno.

Equilibrio tra tristezza e allegria, sensibilità e razionalità, riservatezza e socialità; tra l’orgoglio di essere Armeno e il rispetto per il Paese ospitante: le sue istituzioni, la sua cultura. Tra il commercio e la religione, tra l’arte e la ricerca scientifica, tra l’eccellenza individuale e la semplicità dei valori della vita quotidiana. Tra tradizione e progresso, tra Oriente e Occidente.

Quindi, in sintesi:

  • il popolo Armeno disperso nel mondo commemora il centenario del proprio genocidio: evento mai verificatosi prima nella Storia
  • il popolo Armeno ha un valore da proporre all’umanità: un dinamico equilibrio tra le differenze.

 

Enrica Baldi

 

Armenian Deportees: 1915-1916 – Photographed by Armin T. Wegner

 

mi ricordo ed esigo

ROMA
24 aprile 1915 – 24 aprile 2015

«I passi della memoria»
Centenario del genocidio degli Armeni

Quello degli Armeni è stato il primo genocidio del ‘900: un atto scientificamente concepito da una classe politica per sterminare un popolo.

Un genocidio è il risultato estremo dell’odio dell’uomo per l’uomo. Ha le sue radici nel disprezzo per l’essere umano, nell’autoritarismo, nell’avidità, nella grettezza umana e mentale di dirigenti politici che alimentano con rigore scientifico differenze e divisioni. Negli accoliti e nei subalterni l’adesione a un progetto di genocidio è alimentata da quella stessa avidità e grettezza, dall’indifferenza, dalla dipendenza ideologica ed emotiva, dalla credulità, dall’ignoranza dei sentimenti.

Commemorare oggi un genocidio è avanzare verso la pace per mettere fine all’odio. Il 2015 può diventare per tutti il punto di svolta, una data che permette di affermare con forza la nostra volontà di pace, il rigetto di ogni forma di sterminio quale soluzione di contraddizioni sociali, economiche, religiose e ideologiche all’interno della stessa nazione, come i genocidi in corso nel mondo anche oggi dimostrano.

Per commemorare lo sterminio degli Armeni contro ogni forma di negazionismo, invitiamo i rappresentanti delle comunità straniere, le associazioni, le istituzioni educative di ogni ordine e grado, e i cittadini a camminare in pace con noi il 24 aprile a Roma, la città dove nei millenni si sono incontrati i popoli, ciascuno lasciando una traccia nella identità multietnica che da sempre caratterizza la nostra città.

Roma, 24 aprile 2015 ore 15.00 – Porta Pia

 Adesioni all’evento entro il 18 aprile a:
Comitato centenario genocidio armeno- roma

assoarmeni@gmail.com – segreteria@comunitaarmena.it

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