Il fanciullino IV

Così parla il fanciullino:

«Non credo che da te vengano, semplice fanciullo, certe filze di sillogismi, sebbene siano esposte in un linguaggio che somiglia al tuo, e disposte secondo ritmi che sono i tuoi! Forse quei ritmi ce le fanno meglio seguire, quelle filze, e quel linguaggio ce lo fa meglio capire, quel ragionamento; o forse no, ché l’uno, abbagliando, ci distrae, e gli altri, cullando, ci astraggono (…). Tu dici in un tuo modo schietto e semplice cose che vedi e senti in un tuo modo limpido e immediato, e sei pago del tuo dire, quando chi ti ode esclama: anch’io vedo ora, ora sento ciò che tu dici e che era, certo, anche prima, fuori e dentro di me, e non lo sapeva io affatto o non così bene come ora! (…)Tu illumini la cosa, essi abbagliano gli occhi. Tu vuoi che si veda meglio, essi vogliono che non si veda più. Il loro insomma è il linguaggio artifiziato d’uomini scaltriti, che si propongono di rubare la volontà ad altri uomini non meno scaltriti. (…)L’uomo le cose interne ed esterne, non le vede come le vedi tu: egli sa tanti particolari che tu non sai. Egli ha studiato e ha fatto suo pro degli studi degli altri. (…)
Quelli sono in generale vecchi che nella vecchiaia credono riposta ogni autorità. I giovani invece nella giovinezza immaginano insita ogni forza; più noiosi questi dei vecchi, perché l’un vanto è sempre con impertinenza, e l’altro non è mai senza tristezza, e perché se i vecchi non intendono più, per senile sordità, l’arguto chiacchiericcio del fanciullo, i giovani non lo intendono ancora, per quello schiamazzare che fanno, miseramente orgoglioso, intorno al loro io giovane.
»

da Giovanni Pascoli: Pensieri e discorsi, Bologna 1907

Parole da ricordare mentre ascoltiamo i dibattiti televisivi e parlamentari….!

Vedi anche:

Il fanciullino III

Il fanciullino II

Il fanciullino I

Paolo Poli all’Eliseo

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