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	<title>tenera mente - onlus &#187; poesie</title>
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		<title>Il fanciullino I</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Mar 2013 17:56:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le piccole guide di Omero (perché sono un fanciullino e una fanciulla) «È dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi, (&#8230;) ma lagrime ancora e tripudi suoi. Quando la nostra età è tuttavia tenera, egli confonde la sua voce con la nostra, e dei due fanciulli che ruzzano e contendono tra loro, e, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h6><span style="color: #993300;">Le piccole guide di Omero<span style="color: #993300;"> </span></span><span style="color: #993300;">(perché sono un fanciullino e una fanciulla)</span></h6>
<p><strong><span style="color: #008000;">«</span></strong><span style="color: #008000;"><strong>È dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi, (&#8230;) ma lagrime ancora e tripudi suoi. Quando la nostra età è tuttavia tenera, egli confonde la sua voce con la nostra, e dei due fanciulli che ruzzano e contendono tra loro, e, insieme sempre, temono sperano godono piangono, si sente un palpito solo, uno strillare e un guaire solo. Ma quindi noi cresciamo, ed egli resta piccolo; noi accendiamo negli occhi un nuovo desiderare, ed egli vi tiene fissa la sua antica serena maraviglia; noi ingrossiamo e arrugginiamo la voce, ed egli fa sentire tuttavia e sempre il suo tinnulo squillo come di campanello. Il quale tintinnio segreto noi non udiamo distinto nell&#8217;età giovanile forse così come nella più matura, perché in quella occupati a litigare e perorare la causa della nostra vita, meno badiamo a quell&#8217;angolo d&#8217;anima d&#8217;onde esso risuona. E anche, egli, l&#8217;invisibile fanciullo, si perita vicino al giovane più che accanto all&#8217;uomo fatto e al vecchio, ché più dissimile a sé vede quello che questi. Il giovane in vero di rado e fuggevolmente si trattiene col fanciullo; ché ne sdegna la conversazione, come chi si vergogni d&#8217;un passato ancor troppo recente. Ma l&#8217;uomo riposato ama parlare con lui e udirne il chiacchiericcio e rispondergli a tono e grave; e l&#8217;armonia di quelle voci è assai dolce ad ascoltare, come d&#8217;un usignuolo che gorgheggi presso un ruscello che mormora. </strong></span></p>
<p><span style="color: #008000;"> </span></p>
<p><span style="color: #008000;"><strong>O presso il vecchio grigio mare. Il mare è affaticato dall&#8217;ansia della vita, e si copre di bianche spume, e rantola sulla spiaggia. Ma tra un&#8217;ondata e l&#8217;altra suonano le note dell&#8217;usignuolo ora singultite come un lamento, ora spicciolate come un giubilo, ora punteggiate come una domanda. L&#8217;usignuolo è piccolo, e il mare è grande; e l&#8217;uno è giovane, e l&#8217;altro è vecchio. Vecchio è l&#8217;aedo, e giovane la sua ode. (&#8230;) Chi può immaginare, se non vecchio l&#8217;aedo e il bardo? (&#8230;)  L&#8217;aedo è l&#8217;uomo che ha veduto (oîde) e perciò sa, e anzi talvolta non vede più; è il veggente (aoidós) che fa apparire il suo canto. </strong></span></p>
<p><span style="color: #008000;"> </span></p>
<p><span style="color: #008000;"><strong>Non l&#8217;età grave impedisce di udire la vocina del bimbo interiore, anzi invita forse e aiuta, mancando l&#8217;altro chiasso intorno, ad ascoltarla nella penombra dell&#8217;anima. E se gli occhi con cui si mira fuor di noi, non vedono più, ebbene il vecchio vede allora soltanto con quelli occhioni che son dentro di lui, e non ha avanti sé altro che la visione che ebbe da fanciullo e che hanno per solito tutti i fanciulli. E se uno avesse a dipingere Omero, lo dovrebbe figurare </strong><strong>vecchio e cieco, condotto per mano da un fanciullino, che parlasse sempre guardando torno torno. Da un fanciullino o da una fanciulla: dal dio o dall&#8217;iddia: dal dio che sementò nei precordi di Femio quelle tante canzoni, o dell&#8217;iddia cui si rivolge il cieco aedo di Achille e di Odisseo.</strong></span><strong><span style="color: #008000;">»</span></strong></p>
<p><span style="color: #008000;"> </span></p>
<p><span style="color: #008000;"><strong> </strong></span></p>
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<p><span style="color: #008000;">da Giovanni Pascoli: <em>Pensieri e discorsi</em>, Bologna 1907<br />
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<p><span style="color: #008000;"> </span></p>
<p><span style="color: #993300;">Pascoli poeta del sentire infantile, dell&#8217;acutezza delle percezioni, della vicinanza al mondo degli animali e a quello delle piante e dei fiori; ma soprattutto poeta del lutto infantile: inascoltato, perdurante, centro di un&#8217;identità dolorosa.</span></p>
<p><span style="color: #993300;"> </span></p>
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<p><span style="color: #993300;">Pascoli è ben più di quanto ci hanno insegnato a scuola: è un continente tutto da scoprire, e ringraziamo Paolo Poli che ci ha condotto a lui con affettuosa gaiezza. Iniziamo qui un percorso: suggerimenti di poesie da proporre ai bambini, ma anche poesie per gli adulti che vogliano riscoprire quelle percezioni, quella prossimità, quei dolori inascoltati che ancora appesantiscono l&#8217;anima.</span></p>
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<p><span style="color: #008000;">Vedi anche:</span></p>
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<p><span style="color: #008000;"><a href="http://www.tenera-mente-onlus.org/paolo-poli-alleliseo/" target="_self">Paolo Poli all&#8217;Eliseo</a><strong><br />
</strong></span></p>
<p><strong> </strong></p>
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<p><strong> </strong></p>
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