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	<title>tenera mente - onlus &#187; Francesco</title>
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		<title>Ci sono ancora</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Oct 2013 08:00:09 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Buongiorno, mi chiamo Gabriele Francesco. Sono nato a Novara l’11 aprile 2013 e oggi avrei un mese, se fossi ancora vivo. Invece sono morto lo stesso giorno in cui sono nato. Adesso tutti starete pensando che mamma e papà non si sono comportati bene: in effetti mi hanno lasciato solo, sotto un cavalcavia, con indosso pochi stracci e senza un biberon nei paraggi. Ma io non mi permetto di giudicarli. Certo è che noi neonati siamo indifesi: ci buttano dai ponti, ci fanno esplodere sotto le bombe, ci vendono per pochi soldi. Siamo carne da telegiornale. Prima di chiudere gli occhi, mi sono raggomitolato tra i rifiuti per cercare conforto e ho pensato: ma è davvero così brutto questo mondo che sto già per lasciare? Poi mi sono sentito sollevare e sulla nuvola da cui vi scrivo ho visto che la bellezza c’è ancora. C’è bellezza nel camionista che mi ha trovato e nell’ispettore che mi ha messo questo nome meraviglioso: è importante avere un nome, significa che sei esistito davvero. C’è bellezza nei poliziotti che per il mio funerale hanno fatto una colletta a cui si sono uniti tutti, dai pompieri alle guardie forestali. E c’è, la bellezza, nella ditta di pompe funebri che ha detto «per il funerale non vogliamo un euro», così i soldi sono andati ai volontari che in ospedale aiutano i bimbi malati. Dove sono nato io, metteranno addirittura una targa. Allora non sono nato invano. Mi chiamo Gabriele Francesco, e ci sono ancora.<br />
(Liberamente tratto dal testo inviatomi ieri, giorno del funerale di Gabriele Francesco, da un lettore di Novara che ha chiesto di restare anonimo. C’è tanta bellezza anche in lui).</p>
<div id="stcpDiv">Massimo  Gramellini, Buongiorno, <em>La Stampa</em>, 11 maggio 2013</div>
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<h4>Bebè abbandonato vicino all’A4. Una stanza in Pediatria lo ricorderà</h4>
<p>Intitolata al piccolo Gabriele Francesco una cameretta finanziata anche con la generosità degli agenti della Questura di Novara</p>
<p>Una stanzetta a misura di bambino, moderna, accogliente, dove prendersi cura di piccoli affetti da particolari patologie. Fuori una targa con un nome: Gabriele Francesco.<br />
Sarà inaugurata il 4 ottobre alla clinica di Pediatria dell’ospedale Maggiore ed è stata realizzata anche grazie alla gara di solidarietà nata dopo la morte del neonato che lo scorso 11 aprile è stato trovato ad Agognate sotto un viadotto dell’A4, abbandonato dalla madre subito dopo il parto. Una gara di solidarietà nata in Questura tra i poliziotti che per primi erano intervenuti sul posto e che poi si è estesa ad altre forze dell’ordine e ai cittadini. Ha permesso di aderire al progetto «Cameretta mia», ideato e gestito dall’associazione «Il pianeta dei clown».<br />
Sotto la targa, è incorniciata una copia autografata del Buongiorno di Massimo Gramellini dedicato alla vicenda di Agognate.<br />
E’ lo stesso Gabriele Francesco, in maniera simbolica, a firmare la lettera di invito all’inaugurazione: «Anche chi mi ha voluto bene ha aderito al progetto “Cameretta mia”, che ha come obiettivo l’ammodernamento e l’adeguamento, a misura di bambino, delle stanzette della clinica di Pediatria diretta dal professor Gianni Bona. Grazie a tutti voi oggi un piccolo spazio sarà ancora più accogliente. Prendersi cura dei bambini affetti da patologie significa affiancare all’indispensabile e fondamentale ricerca medica, la ricerca della loro serenità, che passa anche attraverso la creazione di spazi e giochi che rendano la parte più accettabile».<br />
La storia di Gabriele Francesco aveva commosso tutta Italia. Accanto alla stanzetta che verrà inaugurata il 4 ottobre, giorno di San Francesco, da qualche mese a ricordo di quella storia c’è anche una piccola lapide commemorativa, posizionata nel luogo in cui il suo corpicino senza vita era stato notato da un camionista di passaggio, tra i rifiuti. Lì vengono portati spesso dei fiori. Impressa sul marmo la frase che fin dall’inizio gli agenti avevano pensato nel dare un nome al neonato: «Gabriele Francesco, bimbo per un giorno, angelo per sempre».<br />
Le indagini per identificare la madre e i possibili complici che l’hanno aiutata, o costretta, ad abbandonare il bimbo sono a un punto fermo: nessun testimone, nessuna ripresa, nulla.</p>
<p>Marco Benvenuti,<em> La Stampa</em>, 22 settembre 2013</p>
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