Alle radici di Bob Dylan: Hank Williams – Seminario 12.02.22

«Quando sento cantare Hank, ogni movimento cessa di esistere. Il più lieve sussurro sembra un sacrilegio. (…) nei suoi brani registrati c’erano le regole archetipiche della canzone poetica. Avevano forme come colonne di marmo, essenziali all’intera architettura. Anche le sue parole: tutte le sillabe che usa sono suddivise in modo di raggiungere un perfetto senso matematico.»

Aveva 10 anni Bob Dylan quando per la prima volta sentì cantare Hank Williams, e ne rimase folgorato: Era come se avesse trovato il modo di sconfiggere la forza di gravità. Il disco che aveva fatto uscire con il nome di “Luke the Drifter” lo avevo quasi consumato. Potevo ascoltare “Luke the Drifter” per un giorno intero e perdermi anch’io completamente, convinto della bontà dell’uomo. Quando sento cantare Hank, ogni movimento cessa di esistere. Il più lieve sussurro sembra un sacrilegio.”

E così conclude:
Poi, a dodici anni, venni a sapere che Hank era morto sul sedile posteriore della sua automobile la sera di Capodanno. Tenni le dita incrociate sperando che non fosse vero, ma era vero. Era come se un grande albero fosse caduto. Apprendere della morte di Hank fu come ricevere un pugno nella schiena. Il silenzio dello spazio non era mai stato così forte, ma intuitivamente sapevo che la sua voce non sarebbe mai scomparsa dall’orizzonte. (B. Dylan, Chronicles, Feltrinelli, 2006)

 


E così è stato. Col passare del tempo la sua fama è cresciuta: benché sia morto nel 1953 a soli 29 anni e benché la sua attività professionale sia avvenuta nell’arco di soli due anni, ha scritto e cantato molte canzoni di generi differenti: da canzoni d’amore a inni sacri, da situazioni di commedia a storie drammatiche di personaggi diversi, da ritratti di bambini a riflessioni ed esortazioni etiche; e sempre con grande successo. Hank Williams è stato un artista vocale e strumentale in cui emergono, accanto alla tradizione bianca del country, ritmi afroamericani delle piantagioni in un Sud ancora razzista e segregazionista e questo ne fa una figura estremamente interessante oggi. 

tenera mente lo ha preso come esempio di un artista che fin dalla prima adolescenza, grazie all’incontro casuale con un cantante e chitarrista afroamicano di strada, ha accolto in sé due tradizioni apparentemente discordanti, la musica country e quella degli afroamericani del Sud degli Stati Uniti, in un canto straordinario che attraverso Dylan si è poi esteso a un pubblico sempre più vasto, anche di altri paesi nel mondo. 

Il movimento che ha raccolto e preservato questi canti e questi stili musicali così diversi, è ben più vasto di quanto possiamo accennare qui e ringraziamo il Prof. Portelli che ce ne delineerà le linee principali durante il seminario. Per ora ci limitiamo, con la dott.ssa Anna Rita Guaitoli psicologa e grafologa, ad analizzare la scrittura di un suo straordinario rappresentante, Pete Seeger, che verrà confrontata con quella di Williams, Dylan e di Jimmie Rodgers, cantante del Sud che prima di Williams era entrato in contatto con la musica afroamericana attraverso i manovali che lavoravano sulla linea dei treni quando lui lavorava come frenatore nelle locomotive.

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Hank Williams maestro.
La sua voce e le sue canzoni nel canto di Bob Dylan
Sandro Portelli, La musica afroamericana e le radici di Hank Williams e Bob Dylan.
Accademico, anglista, esperto di cultura orale negli Usa, in Italia e nel mondo, delineerà l’influsso che la musica afroamericana ha avuto nell’arte compositiva e nella musica di Hank Williams e di Bob Dylan.
Portelli
Anna Rita Guaitoli, psicologa e grafologa, analizzerà la scrittura di Hank Williams utilizzando alcuni dei testi ritrovati dopo la sua morte nella Cadillac Blu, sul cui sedile posteriore scriveva le sue canzoni nei lunghi viaggi da un concerto all’altro, da un stato all’altro… E la confronterà con quella di Jimmie Rodgers, Bob Dylan e Pete Seeger.
Anna_Rita_Guaitoli
Nick Simmons, psicologo della Gestalt e traduttore, leggerà alcune canzoni nella lingua originaria prima di ascoltarle insieme dalla voce di Williams, individuandone il ritmo e la scansione sillabica. 
Nick
Enrica Baldi, presidente di “tenera mente”, proporrà in traduzione italiana alcune canzoni di Hank Williams, il cantautore statunitense che un bambino di dieci anni – Robert Zimmerman  – nel 1951 prese a proprio modello artistico e che – da tempo divenuto Bob Dylan – nella sua autobiografia del 2006 ancora indaga su quale fosse il segreto delle sue canzoni perfette… 
Enrica Baldi

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